
Si è ormai placata la bufera post Festival di Sanremo, all’interno della quale giornali e programmi televisivi hanno detto la propria rispetto alla canzoni in gara quest’anno, alla 66° Festival della Canzone Italiana. Noi abbiamo pensato di poter dire, alla fine, anche la nostra. L’occhio – anzi l’orecchio – è caduto sul brano del rapper salernitano Rocco Pagliarulo, per i più (o meno) esperti del settore Rocco Hunt. Il brano in gara, Wake Up, propone un testo carico di contestazione che invita calorosamente l’ascoltatore a “svegliarsi”, facendo un elenco delle difficoltà oggettive con la quali quotidianamente una regione del sud come la Campania fai i conti giorno per giorno.
Peccato che però, alla fine dell’ascolto del brano dopo la protesta denunciata, mancano chiaramente le indicazioni per rimboccarsi le maniche e mettersi a lavoro seriamente, scadendo così in un populismo unico nel suo genere. Frasi del tipo «Lo stato non ci sente, specialmente a noi del Sud», «Mi sono fatto due risate con la politica in Tivvù», oppure «E che futuro avremo noi, cresciuti senza direzione» che ad ascoltarle, se nella vita fossi Miranda Priestley direttrice del giornale Runway nel film “Il diavolo veste Prada”, mi verrebbe da esclamare «Avanguardia pura!»
Insomma, ci si dovrebbe chiedere dove finisce la doverosa contestazione verso un cambiamento costruttivo di un popolo che soffre le difficoltà legate alla non presenza dello Stato, e dove inizia una sana responsabilità di cittadino che, in quanto tale, si rimbocca la maniche e si dà da fare. Mi chiedo, quando tutti
“i giovani ragazzi che non hanno futuro avranno alzato la mano”, perché il target di ascolto è molto basso, cosa faranno. Alzeranno la mano, e quindi? e poi? Probabilmente continueranno a girare sui motorini senza casco sentendosi rappresentati da Rocco Hunt, che ha dato voce ad un popolo campano ignorato, ma non ha insegnato consapevolezza civile e quindi non ha insegnato a crescere. Vorrei suggerire al rapper in questione di ascoltare il brano La rivoluzione degli ex Ratti della Sabina (oggi AREA 765), probabilmente così potrebbe paragonarlo al suo di brano: sembra infatti che i Ratti almeno propongano modalità e strumenti per fare rivoluzione.
Se fossi giornalista chiederei a Rocchino: «Quanto percepisci al mese per fare populismo?»; «Hai annunciato con tono stizzito all’Arena da Giletti che facevi il pescivendo. Chi l’ha detto che non è una persona degna del proprio lavoro, un ragazzo che a 16 fa il pescivendolo?»; «Quanto è tutta colpa dello stato se un ragazzo a 16 anni fa il pescivendolo?»; «Quanto percepisci per sponsorizzare la marca dei tuoi occhiali, da qualche settimana a questa parte?»; «Quanto percepivi da Gucci, fino a qualche montatura fa?»; «Come mai bevi solo Caffè Motta? Specialmente nel tuo ultimo video bevi solo caffè – Motta»; «Ma ti piace solo il caffè Motta?»; «Come mai tutti i tuoi album non hanno meno di 12 brani?». Sei uno scrittore allora!
Ma non sono giornalista, indi per cui…
Ah Rocco, complimenti per l’arrangiamento del brano: almeno quello è tuo, giusto?